Comunicare per costruire relazioni

L’ambiente mediale oggi è talmente pervasivo da essere ormai indistinguibile dalla sfera del vivere quotidiano. La rete è una risorsa del nostro tempo. E’ una fonte di conoscenze e di relazioni un tempo impensabili. Numerosi esperti però, a proposito delle profonde trasformazioni impresse dalla tecnologia alle logiche di produzione, circolazione e fruizione dei contenuti, evidenziano anche i rischi che minacciano la ricerca e la condivisione di una informazione autentica su scala globale. Se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito.

Sono le parole di Papa Francesco contenute nel messaggio per la 53ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dello scorso 24 gennaio, memoria di San Francesco di Sales, dottore della Chiesa e patrono dei giornalisti. Parole come sempre nette e chiare, che rilanciano la sfida fondamentale della comunicazione ai tempi della rete globale. Su questa sfida, quella cioè tra le impensabili opportunità dell’ambiente mediale e i rischi ad esso connessi, si fonda probabilmente il futuro della comunicazione. Ecco perché, come ben sottolinea il Santo Padre, la Chiesa non può non occuparsene:

da quando internet è stato disponibile, la Chiesa ha sempre cercato di promuoverne l’uso a servizio dell’incontro tra le persone e della solidarietà tra tutti. Con questo Messaggio vorrei invitarvi ancora una volta a riflettere sul fondamento e l’importanza del nostro essere-in-relazione e a riscoprire, nella vastità delle sfide dell’attuale contesto comunicativo, il desiderio dell’uomo che non vuole rimanere nella propria solitudine.

Dal punto di vista di Papa Francesco e della Chiesa, dunque, la comunicazione ha senso se, e solo se, è in grado di costruire relazioni, di dare cioè corpo e concretezza a quella metafora della rete che

ci invita a riflettere sulla molteplicità dei percorsi e dei nodi che ne assicurano la tenuta, in assenza di un centro, di una struttura di tipo gerarchico, di un’organizzazione di tipo verticale. La rete funziona grazie alla compartecipazione di tutti gli elementi.
Ricondotta alla dimensione antropologica, la metafora della rete richiama un’altra figura densa di significati: quella della comunità. Una comunità è tanto più forte quanto più è coesa e solidale, animata da sentimenti di fiducia e persegue obiettivi condivisi. La comunità come rete solidale richiede l’ascolto reciproco e il dialogo, basato sull’uso responsabile del linguaggio.

Dunque, dalla rete alla comunità. Con questo spirito la plurisecolare Arciconfraternita della Madonna delle Galline ha inteso rilanciare la propria responsabilità comunicativa, aprendosi con determinazione all’uso dei nuovi mezzi di comunicazione, con l’obiettivo di utilizzare gli strumenti che la rete mette a disposizione per offrire un servizio di informazioni e, soprattutto, per cogliere con coraggio la sfida lanciata dal Santo Padre, quando ci invita a riflettere su quanto

l’uso del social web è complementare all’incontro in carne e ossa, che vive attraverso il corpo, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro. Se la rete è usata come prolungamento o come attesa di tale incontro, allora non tradisce se stessa e rimane una risorsa per la comunione. Se una famiglia usa la rete per essere più collegata, per poi incontrarsi a tavola e guardarsi negli occhi, allora è una risorsa. Se una comunità ecclesiale coordina la propria attività attraverso la rete, per poi celebrare l’Eucaristia insieme, allora è una risorsa. Se la rete è occasione per avvicinarmi a storie ed esperienze di bellezza o di sofferenza fisicamente lontane da me, per pregare insieme e insieme cercare il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce, allora è una risorsa.
Così possiamo passare dalla diagnosi alla terapia: aprendo la strada al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza… Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere.